Ho pensato in questi giorni a questo momento, che ho immaginato istituzionalmente, amichevolmente e in ogni avverbio praticabile. Alla fine ne è uscito uno scritto lungo.

Il momento in sé sembra solenne, perché lo si associa ad una svolta, un periodo nuovo, un numero diverso alla fine delle date. Il momento in sé è altresì un istante, isolato e identico ad altri infiniti istanti nel nostro spazio tempo, solo convenzionalmente definito come ultimo dall’essere terrestri.

Ecco, significativamente ho ceduto alle convenzioni – che alla fine, per questo nostro mondo, di queste si tratta. Tutto ciò che facciamo ha significato esclusivamente nel piccolo mondo noto.

Privilegiare la competenza, possedere interessi, sostenere relazioni, elaborare pensieri astuti e contenuti accurati. Promuovere attività altrui. Complesse attività per esaltare complesse produzioni, in una catena di convenzioni di consumo e di valore che su qualunque altro sistema stellare di ogni galassia non avrebbe alcun senso, né efficacia.

Tassativamente ci è toccato questo tempo, questo luogo. Ciò che percepiamo del nostro oggi, del nostro ieri, ciò che impariamo dalle esperienze umane, quelle passate che chiamiamo storia e quelle personali che definiamo vita. In fieri, qualunque cosa si faccia ha giustificazione solo con il momento.

Non c’è augurio che possa dirsi tale senza uno scopo. Oltre ogni moda del momento, tanto effimera quanto variabile relativa: che in questo istante lo scopo sembra inventato dalla crisi che temporalmente, ciclicamente ci costringiamo a vivere.

Deve esserci uno scopo nel pensiero, per validare il nostro tempo, su questo tempo. In ogni tempo.

Ho uno scopo, con questo messaggio, auspicabilmente. Che è di augurio per tradizione convenzionale. È il momento di fare i miei auguri, a chi per questo e quel motivo è, o ha fatto, parte della mia esperienza. Non importa quando è stato, o se sarà.

Si fanno gli auguri quando scoccano anni, occasioni, eventi.
Si augurano eventi, occasioni, o anni.

In determinati momenti, auguriamo momenti. Momenti, più o meno estesi. In momenti che non dovrebbero essere precisamente connessi ad un particolare momento. Auguri di momenti che mi piacerebbe fossero relativi rispetto ai momenti in cui vengono formulati.

E così, il mio augurio è dire grazie.
Grazie perché insieme avete colorato ogni momento. Grazie per aver colorato la vita, che è l’esperienza che abbiamo tutti. Grazie perché a pensarci, per ogni scopo, con l’intenzione del tempo, segnatamente otteniamo il nostro risultato.
Non importa quanto orribile sia un’esperienza, o sublime. Ogni momento genera un momento seguente. Esso è relazione, che possiamo svincolare dall’istituzione del tempo, assolutamente.

Qualunque aggettivo si voglia associare a queste righe, qualunque sentimento le descriva per ciascuno, ringrazio come augurio. Grazie, si è compiuta un’esperienza, fin qui. La nostra. Grazie, per le tantissime altre che verranno. Senza le briglie della convenzione.

 

Buoni momenti, non importa quando.

(Immagine di Asad Nazeer, Pexels)